Una Delicetana fra i G8

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Una Delicetana fra i G8Margherita Gioia ci racconta la sua esperienzacome interprete a L’Aquila

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DELICETO – Di tanto in tanto il nostro giornale allarga la propria visuale oltre il fazzoletto di terra cui fa riferimento per prestare attenzione ad eventi di più ampio respiro, fatti di grande interesse che, seppur apparentemente lontani, coinvolgono direttamente ognuno di noi. Questo accade quando determinati accadimenti sono capaci di provocare un sommovimento dialettico, grandi discussioni e confronto di idee meritevoli di essere approfonditi, o quando tali eventi coinvolgono, indirettamente, il nostro territorio, come è, nel caso specifico, quello del G8 tenutosi a L’Aquila dall’8 al 10 luglio scorsi, di cui possiamo avere testimonianza attraverso l’esperienza di una ragazza delicetana, Margherita Gioia, lente di ingrandimento per i nostri distanti ma curiosi occhi di spettatori. Margherita ha partecipato ai “lavori” del G8 come interprete del Primo Ministro indiano ed è stato nostro interesse conoscere, attraverso le sue parole, la sua esperienza umana e, di riflesso, l’aria che si respira in momenti storici come quello appena verificatosi nella nostra penisola.

Margherita si è laureata presso l’Università La Sapienza di Roma in Lingue e Civiltà Orientali con indirizzo giapponese, ha frequentato un corso presso l’ambasciata giapponese ed è attualmente iscritta alla specialistica biennale in traduzione artistico-letteraria in Inglese e Giapponese, ha raggiunto sempre ottimi risultati ed oggi ha trovato un primo sbocco lavorativo presso un’agenzia italiana, la PROFIT GROUP di Roma, attraverso la quale è stata contattata ai primi di luglio dalla delegazione indiana per il ruolo di interprete al G8.

«E’ stata la mia prima esperienza lavorativa – dice Margherita – seria e di un certo livello: il mio compito è stato quello di accompagnare, nei giorni precedenti al G8, la delegazione indiana, composta da uomini del security office che dovevano supervisionare i luoghi in cui il Primo Ministro indiano sarebbe andato, inoltre, questi della delegazione dovevano concordare con la polizia di stato e con la polizia di frontiera le varie misure di sicurezza, e io non ho fatto altro che tradurre i vari accordi tra la delegazione e la polizia. Quando Manmohan Singh è arrivato a Fiumicino-aeroporto, la delegazione ed io lo abbiamo accolto, salutato e poi lui ha preso un elicottero ed è andato direttamente a Coppito, nella scuola della Guardia di Finanza, e da lì non è mai uscito, fino al termine del G8. Nel frattempo, io aiutavo la delegazione ad accordarsi con la Polizia di Stato per quanto riguarda gli spostamenti della First Lady indiana, che invece, ha partecipato a molti incontri ufficiali a Roma, sia con il Papa che con il Presidente Napolitano».

La sfera lavorativa si è incrociata, inevitabilmente, con quella privata, cui ha accennato Margherita raccontandoci delle sensazioni provate a Coppito, in riferimento ai funerali per le vittime del terremoto, doverosa menzione di un tragico evento che ha toccato tutta l’Italia e che lei ci dice di custodire come eredità più importante di questa esperienza, insieme ad un’altra: «L’occasione, personalmente, è servita non solo dal punto di vista lavorativo, ma anche umano, dato che ho avuto la possibilità di farmi un’idea più accurata della cultura indiana, che andrebbe enormemente rivalutata, una cultura frutto della convivenza di molti ceppi etnici, e questo si è visto anche dal comportamento dello stesso Primo Ministro indiano, una persona molto umile, discreta e visibilmente abituata all’interazione con altre culture. Inoltre, Manmohan singh, nonostante sia un uomo di Stato di grande levatura, nonché alto economista, si è mostrato sempre molto disponibile, non ha mai dato cenni di ostentazione dei privilegi che porta con sé una certa “posizione sociale”».

La gratificazione maggiore che la nostra compaesana ha ricevuto da questa esperienza, sembra essere stata proprio quest’opportunità di vivere il contatto con diverse culture, ambizione principale e motivo per cui ha anche viaggiato tanto (America, Europa e Giappone fra i suoi itinerari); nella circostanza dell’incontro con il nostro giornale, comunque, non ha mancato di sottolineare un mai sopito attaccamento alla propria terra d’origine, nonostante viva stabilmente a Roma da ormai quattro anni: a tal proposito, ha colto l’occasione per rinnovare una proposta già espressa in passato, relativa ad un possibile gemellaggio con un paese giapponese. «Ritengo quest’ultima un’idea ancora valida, non sarebbe né il primo né l’ultimo esempio di gemellaggio internazionale e non vi è bisogno di elencare i benefici che, sotto ogni punto di vista, porterebbe a Deliceto un’operazione del genere; naturalmente, ancora oggi, darei la disponibilità ad impegnarmi in prima persona in un siffatto progetto».A.C.

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