“MARRCORD”…storia di forni e fornai.

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L’abitato di Deliceto, nel censimento del 1861, contava 4513 residenti. Un crescendo, fino a raggiungere il tetto massimo di 7.000 abitanti nel 1950. Negli anni a seguire, comincia il grande esodo verso il triangolo industriale del Nord,  nord Europa e Americhe, perdendo in un decennio circa mille abitanti.

In paese, pullulavano le attività artigiane, come: calzolai, fabbri, barbieri, falegnami ecc…

Tutti in casa producevano il pane, (nderr o rint a li ruot) e, considerato le famiglie quasi tutte numerose… molteplici erano i forni alimentati  a paglia, presenti  soprattutto nel centro storico.

Chi non possedeva un forno in campagna, era costretto a recarsi periodicamente in paese, abbinando per l’occasione altre commissioni. Il pane casereccio, veniva fatto abbondante, 10-12 pagnotte,  a seconda delle circostanze e in proporzione al nucleo  familiare, ma che avesse una autonomia di almeno 15 giorni, o forse più.

Le pagnotte, di grosse dimensioni,  erano di  formato circolare,  solitamente mia madre preferiva fare ru ppene rinda a li ruote, contenitori di metallo a forma rettangolare, di dimensioni molto più piccole, rispetto al pane tondeggiante “Cott nderr” e pare appartenesse solo alla nostra tradizione  culinaria.  Immancabilmente, il pane andava a male e si diceva quasi con meraviglia: “Eh, ru ppène è perute”, cioè il pane è ammuffito.. Di forni a paglia, negli anni ’60 in paese ve ne erano diversi,   mia madre si serviva del  forno (r’ mast Addiec) maestro Diego Capaccio, il più vicino casa,  ricavato  in un locale,  facente parte il corpo di fabbrica del frantoio di Don Ciccio Montanino, in una traversa di Via Fontana. Come segno di   riconoscimento, il forno, oltre all’odore del pane o della pizza, che inebriava il vicinato, presentava una parete esterna, con finestra  e  porta centrale di accesso,  annerita dal fumo, che spesso coinvolgeva anche l’interno. Maestro Diego , era una brava persona, esile e lunga, con fazzoletto rosso a pois  al collo, coppola e camìce da lavoro, ovviamente scuro,  che mimetizzava  gli eventuali  corpo a corpo con fuoco e fumo.  Quando il languorino  prendeva il sopravvento,  non poteva fare a meno di  assaggiare  la pizza (era quasi un suo diritto), sosteneva di vedere se era ben cotta. La moglie  Assunta, una piazzata signora, curava le pubbliche relazioni,  girava per le case, di buon ora,  per svegliare e avvisare le donne che l’ora era prossima. Il pane veniva portato al forno su di un’apposita tavola,  marchiata con le iniziali, per evitare spiacevoli  tafferugli con altri avventori. Oltre al pane, parte dell’impasto veniva riservato alla pizza, quella con il pomodoro, salvo poi, nel periodo invernale  (c  r’ cecule), veniva fatta   sempre  abbondante, perchè, oltre al fornaio,  veniva riservata per eventuali  immancabili avventori, che difficilmente deniclavano  l’invito durante il percorso di ritorno, specialmente se il tragitto era consistente.

E’ proprio lo storico forno a paglia del già citato “Mast Addiec”, è stato l’ultimo a mettere fine alla lunga tradizione di fornai che  alimentavano  con la paglia, chiuso definitivamente sul finire degli anni ’60 del secolo scorso.

La tecnologia, stava prendendo il sopravvento, tant’è che fu collocato il primo forno elettrico dai Sigg. “Pauliell” (Capano) in Via S. Antonio. Pare non abbia avuto lunga vita.

 

Seguirono i forni alimentati a carbone e legna. Forno Rea Giovanni, primi anni ’50, ubicato dapprima in Vico Alfieri  e successivamente in C.so Umberto. Rea Pasquale e Andrea, successivamente gestito solo da Pasquale  nel 1965, trasferitosi nell’attuale sede di C.so Margherita. Dopo la chiusura del Forno Rea Giovanni, avvenuta nel 1971, nasce il “Vapoforno Capaccio” in Via S. Antonio, diventato susseguente la “Bottega del Fornaio” di   Benvenuto Imperatrice.

Nel  1973 , in Via Galilei, nasce il panificio  Capano  e Patella, chiuso nel 2011, dopo circa quarant’anni di attività

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Di seguito, un elenco dei forni storici operativi nella metà del secolo scorso, essi venivano identificati, com’era consuetudine, dai “soprannomi”:

 

-Vianov- a lu Sierr;

-Mast Addiego Capaccio, vicino  Trappeto Montanino;

-Benvenuto Chinni. Curtulluccj, Frantoio Montanino;

-Negrone, Via P. Caspio

-Cirnes’, Via Calabria;

– Portanov, Via Piazzolla;

-Perlingieri, Via S. Cristoforo;

-Antico Forno P.zza Europa, attuale ex Barbiere Marino;

 

( B. Baldassarro)

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