TRA NEVE E  NEVIERE

222

 

 

 

Abbiamo appena provato l’ebrezza (positiva o negativa) della neve, ognuno con le proprie ragioni e così per gli appassionati della montagna, per gli studenti  che vogliono prolungare le feste; oltre naturalmente ai contadini che ogni anno confidano nel suo arrivo per vedere moltiplicato il raccolto del grano (la nev eij lu criscend r’ la terr’). La neve porta gioia e porta ricchezza ed i nostri bisnonni lo sapevano bene; tant’è che la neve, addirittura, la conservavano in costruzioni dette “neviere”, ai tempi in cui non disponevano di corrente elettrica e quindi di moderni congelatori o freezer, diciamo fino alla metà degli anni ’60, quando in occasione della feste importanti estive, si andava ai Bar storici di Deliceto: “Arturo” o “Simone”,  “Tiziano o “Centredde” a prendere un pezzo di ghiaccio per refrigerare il vinello da servire a tavola.

La nevicata che gli anziani ricordano per la sua particolare copiosità  è quella del ’54 del secolo scorso. Anche se ne sono seguite altre, in tempi recenti, abbondanti,  ma di minore portata  come nel’78 e  ’95, che causò un prolungato blackout della corrente elettrica per diversi giorni, lasciando le abitazioni al freddo e al gelo. Nel passato la mancanza di energia elettrica  nei centri urbani non provocava particolari disservizi, visto che in casa al massimo si  disponeva di qualche lampadina di pochi watt, per illuminare l’ambiente per poche ore. Non vi erano i mezzi spalaneve o spargisale, l’arrivo di qualche ruspa (come foto) era motivo di attrazione e curiosità, si rimaneva bloccati  in casa in attesa di schiarite, per far si che i comuni  reclutassero manodopera (uomini donne e giovani) per spalare la neve e “beccare” qualche lira (vedi foto), si creavano vere e proprie trincee, per attuare dei passaggi  di collegamento tra i vari vicoli. Raramente, le ordinanze sindacali,  chiudevano le scuole per neve, anche perchè, forse ci si riscaldava di più li che a casa e raramente si veniva accompagnati dai genitori. Chi aveva la fortuna, metteva mano al maiale appena macellato per rinvigorire la tavola,  I ragazzi,  scivolavano nei pendii dalla mattina alla sera e quando, zuppi di acqua tornavano a casa ci si riscaldava vicino al braciere, senza essere il più delle volte ripresi dagli indaffarati genitori, alle prese con  la numerosa famiglia, o “distratti” dalle faccende domestiche.

La neve quindi  fonte di commercio:
Le neviere erano vere e proprie cisterne, site all’interno di masserie, poste una decina di metri al di sotto del suolo, scavate direttamente nella roccia o costruite in muratura con ingegnosità tale da garantire temperature basse e costanti per tutto il periodo dell’anno. Le fosse erano situate in posti di montagna sempre sul lato nord dei borghi.
Dal  termine “neviera”,  è facilmente intuibile che all’interno vi venisse deposta la neve(vedi foto).
Il fondo della neviera veniva cosparso di ramoscelli, canne o giunchi in modo da evitare che il ghiaccio attecchisse al suolo, rendendo inutilizzabile i primi centimetri di neve compattata.
La neve appunto, trasportata coi muli, veniva pressata sino a formare delle lastre di ghiaccio di poche decine di centimetri, separate da un piccolo strato di paglia ben compatto; in modo da permettere un facile utilizzo in blocchi. Venivano così a crearsi diversi strati tra neve compattata e paglia su vari livelli.
Il prodotto finito veniva tagliato in blocchi con seghe o accette e, oltre a servire come freezer nelle neviere per la conservazione dei cibi deperibili,veniva venduto anche per scopi terapeutici, per curare disturbi intestinali o per abbassare la febbre o semplicemente per gustare granite e gelati nelle torride giornate estive. Il prezzo variava in base alla qualità della neve e della conservazione.
Anche a Deliceto esistevano   diverse neviere in zone fuori del paese, la più conosciuta era quella di contrada Ciardi, denominata di “Mast Tonn” (Foto). Sulle colonne del cancello di accesso al fondo c’era inciso il seguente adagio di facile intuizione: D’inverno la luna la neve ci dà, la neve si vende col sole d’està.

(B.Baldassarro)

I commenti sono chiusi.