{"id":3381,"date":"2011-05-04T23:34:36","date_gmt":"2011-05-04T22:34:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.prolocodeliceto.it\/zeroweb\/?p=3381"},"modified":"2011-05-07T07:37:02","modified_gmt":"2011-05-07T06:37:02","slug":"ricordi-di-un-emigrato","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.prolocodeliceto.it\/zeroweb\/?p=3381","title":{"rendered":"RICORDI DI UN EMIGRATO"},"content":{"rendered":"<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Ricordi di un emigrato<\/strong><\/p>\n<p><strong>dei nostri tempi<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Introduzione<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>Dott.ssa. Maria Cristina Ruffini in Lasagna<\/strong><\/p>\n<p><em>Consigliere dell\u2019Emigrazione della Regione Marche<\/em><\/p>\n<p><em>Portavoce del Forum delle Donne Marchigiane in Argentina<\/em><\/p>\n<p>I brevi racconti che formano questo libro sono una sorta di pretesto di un emigrato<\/p>\n<p>italiano in Sud America, l\u2019occasione per pensar-si o, per meglio dire, scriver-<\/p>\n<p>si, in vecchiaia.<\/p>\n<p>L\u2019autore forse per molti \u00e8 uno sconosciuto che vive, ignorato dai suoi connazionali,<\/p>\n<p>nel cuore della pampa argentina. In realt\u00e0 si tratta di un Nome della Storia<\/p>\n<p>dell\u2019Agricoltura: \u00e8 stato lui, infatti, che ha portato alla rottura con le pratiche<\/p>\n<p>agricole del XX secolo, introducendo in Argentina in metodo della \u201csemina<\/p>\n<p>diretta\u201d, cosa che ha portato ad una rivoluzione nel mondo dell\u2019agricoltura.<\/p>\n<p>Di fronte alla difficolt\u00e0 che solitamente hanno molti emigrati di parlare del proprio<\/p>\n<p>passato per il dolore che questo causa loro, il dott. Marcello Fagioli ha il<\/p>\n<p>coraggio di mostrare forme di avvicinamento alla sua stessa vita, riflettendo &#8211; nel<\/p>\n<p>contempo &#8211; attorno a se stesso, vale a dire attorno a noi stessi che condividiamo<\/p>\n<p>con lui la sua umanit\u00e0 e il fatto che, in qualche modo, siamo tutti migranti.<\/p>\n<p>Cosa pensa un uomo di scienza della sua vita, vissuta per la maggior parte degli<\/p>\n<p>anni lontano dalla sua terra natale? Ricorre ai principi e alle leggi della fisica e<\/p>\n<p>della chimica per esprimersi? Che accade quando desidera spiegare ci\u00f2 che era,<\/p>\n<p>ci\u00f2 che \u00e8 e ci\u00f2 che sar\u00e0? Nella catena della sua memoria, come si allacciano gli<\/p>\n<p>eventi significativi della sua vita e come sono questi vincolati con tutto il processo<\/p>\n<p>migratorio che lo ha portato ad allontanarsi dalla sua terra?<\/p>\n<p>Questo lavoro non \u00e8, e non vuole essere, una ricerca scientifica; si tratta piuttosto<\/p>\n<p>di un esercizio etico ed estetico: partendo da ci\u00f2 che \u00e8, l\u2019autore lascia volare i suoi<\/p>\n<p>ricordi, intenerendosi di fronte al ci\u00f2 che le sue stesse parole fanno nascere in lui.<\/p>\n<p>Vi invito quindi a condividere la bellezza e la tragedia di questi ritagli di vita,<\/p>\n<p>attraverso i quali una persona decide di svelare se stesso di fronte all\u2019altro.<\/p>\n<p>Fagioli \u00e8 riuscito a vincere la resistenza a raccontarsi che caratterizza molti<\/p>\n<p>migranti e, attraverso i suoi racconti, ci rivela la sua anima, le sue allegrie, le sue<\/p>\n<p>sofferenze, le sue paure, le sue speranze.<\/p>\n<p>Questo lavoro recupera una pratica che il mondo di oggi ha perduto, quella del<\/p>\n<p>narratore che decide di abbandonare il silenzio per condividere e farci vibrare.<\/p>\n<p>L\u2019autore ha sentito nel suo mondo interiore esplodere la necessit\u00e0 di farsi ascoltare<\/p>\n<p>e, in questo esercizio retrospettivo fa s\u00ec che ai suoi ricordi si mescolino elementi<\/p>\n<p>cotruiti nello spazio simbolico e sociale della sua patria. \u00c8 per questo<\/p>\n<p>5<\/p>\n<p>motivo che ha scelto la sua terra e le Marche per pubblicare il suo libro in cui<\/p>\n<p>sono presenti fenomeni sociali che hanno segnato la vita italiana.<\/p>\n<p>La realt\u00e0 sudamericana \u00e8 stata uno spazio di differenza e di esclusione per quest\u2019uomo<\/p>\n<p>che, in silenzio, si \u00e8 dedicato al lavoro; ora, terminato il suo duro compito<\/p>\n<p>di ricercatore, torna con lo sguardo al passato e scrive racconti delicati, profondi,<\/p>\n<p>sinceri e a volte sorprendenti, come del resto lui stesso \u00e8 sorprendente.<\/p>\n<p>Quale discendente di marchigiani mi sento in debito verso questo emigrato<\/p>\n<p>marchigiano e mi meraviglio nel profondo ascoltando, questo Altro, sempre<\/p>\n<p>diverso e straniero nel mio paese, che ha pronunciato il suo discorso cos\u00ec lontano<\/p>\n<p>dalla sua patria. Tutto questo richiede il nostro silenzio, non solo esteriore,<\/p>\n<p>ma soprattutto interiore ove nasce il sentimento di accoglienza, rispetto e<\/p>\n<p>reciprocit\u00e0, per ascoltarlo attentamente in tutta la sua singolare dignit\u00e0.<\/p>\n<p>Qualcuno, non so chi n\u00e9 quando, ha detto:<\/p>\n<p><em>\u201cOgni essere umano \u00e8 una lezione per un altro,<\/em><\/p>\n<p><em>Un testo aperto alla possibilit\u00e0<\/em><\/p>\n<p><em>Di inventare nuove realt\u00e0\u201d<\/em><\/p>\n<p>Cos\u00ec \u00e8 Marcello Fagioli, mio suocero, il ricercatore scientifico che, vivendo<\/p>\n<p>lontano dal suo paese, ha dato un enorme contributo all\u2019umanit\u00e0 e che ora ha<\/p>\n<p>deciso di regalarci l\u2019occasione di ascoltarlo e, contemporaneamente, di ascolre<\/p>\n<p>noi stessi e gli altri.<\/p>\n<p>L\u2019impronta di questo scrittore resta nei suoi racconti, come quella del ceramista<\/p>\n<p>resta nei suoi vasi di terracotta. Tuttavia, contemporaneamente, gli offre la<\/p>\n<p>possibilit\u00e0 di \u201ccominciare di nuovo\u201d da questo posto, cos\u00ec lontano dal suo paese<\/p>\n<p>d\u2019origine. Attraverso l\u2019azione del raccontare ha infatti la possibilit\u00e0, da un<\/p>\n<p>lato, di tornare ad essere e, dall\u2019altro, di essere domani.<\/p>\n<p>Questa capacit\u00e0 attiva, questo impulso originale in un anziano, gli permette di<\/p>\n<p>guardare indietro e contemporaneamente si ripromette di ri-iniziare. Tutto<\/p>\n<p>questo merita tutta la mia riconoscenza e la mia ammirazione.<\/p>\n<p>Per finire, voglio citare Eduardo Galeano che, come sempre, esprime il mio<\/p>\n<p>stesso sentire quando scrive:<\/p>\n<p><em>\u201cNon conosco piacere maggiore dell\u2019allegria di riconoscermi negli altri.<\/em><\/p>\n<p><em>Forse questa \u00e8, per me, l\u2019unica immortalit\u00e0 degna di rispetto.<\/em><\/p>\n<p><em>Riconoscermi nella mia patria e nel mio tempo, e anche riconoscermi<\/em><\/p>\n<p><em>nelle donne e negli uomini, nati in altre terre,<\/em><\/p>\n<p><em>e che sono miei contemporanei nati in altri tempi.<\/em><\/p>\n<p><em>Le mappe dell\u2019anima non hanno frontiere\u201d<\/em><\/p>\n<p>6<\/p>\n<p>7<\/p>\n<p><strong><em>EMIGRANTI<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Mi imbarcai a Genova, nel 1963. Destinazione Argentina.<\/p>\n<p>Mi aspettava un lungo viaggio in mare. Solo. I miei erano partiti prima.<\/p>\n<p>Un transatlantico \u00e8 una metropoli. Tante persone e tanto diverse.<\/p>\n<p>C\u2019era un cameriere italiano che si mostrava sempre gentile. Pi\u00f9 del dovuto. Era<\/p>\n<p>evidente che voleva essere considerato alla pari.<\/p>\n<p>Ma io, poco pi\u00f9 di un ragazzo, con una laurea e tante speranze, non ero molto<\/p>\n<p>disponibile.<\/p>\n<p>Poi c\u2019era un giovane, evidentemente di una classe sociale alta, che portava con<\/p>\n<p>s\u00e9 un paio di sci.<\/p>\n<p>&#8211; Sci d\u2019estate! Per sciare dove? &#8211;<\/p>\n<p>Forse era un professionista e seguiva la neve dove si trovava, nei vari continenti.<\/p>\n<p>Lui viaggiava in prima classe. Non lo conobbi mai personalmente.<\/p>\n<p>C\u2018era un medico che aveva trascorso una vacanza in Europa, in compagnia di<\/p>\n<p>un amico commerciante. Era peronista, ma il suo amico no. E si criticavano a<\/p>\n<p>vicenda in ogni occasione, per le loro idee politiche.<\/p>\n<p>Il medico era il maestro. Il commerciante l\u2019allievo. Ma non credo che quest\u2019ultimo<\/p>\n<p>imparasse molto.<\/p>\n<p>Una volta infatti, chiese al medico: \u201ccos\u2019\u00e8 la vita?\u201d<\/p>\n<p>E la risposta fu: \u201c\u00e8 movimento\u201d<\/p>\n<p>\u201cMa anche la nave si muove\u201d disse il commerciante\u2026 e si interruppe per non<\/p>\n<p>creare una situazione sgradevole. Poi raccont\u00f2 che viveva a Mar del Plata, una<\/p>\n<p>citt\u00e0 di 500.000 abitanti, che si triplicavano nella stagione estiva.<\/p>\n<p>La \u201c<em>citt\u00e0 pi\u00f9 bella del mondo<\/em>\u201d, diceva sempre.<\/p>\n<p>Il medico era un mezzo filosofo. Faceva discorsi e domande strane.<\/p>\n<p>Diceva che i tedeschi avevano avuto grandi filosofi. Kant era uno di questi.<\/p>\n<p>Non per il suo sistema filosofico, ma solo per una affermazione: il nostro cervello<\/p>\n<p>funziona secondo una categoria: la categoria causa-effetto.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il nostro modo d\u2019intendere. Questo \u00e8 il motore dei nostri ragionamenti.<\/p>\n<p>Nel motore delle auto i pistoni, con il loro moto di va e vieni, mettono in movimento<\/p>\n<p>l\u2019automobile. L\u2019equivalente dei pistoni, in noi, \u00e8 la categoria causa-effetto.<\/p>\n<p>Noi vediamo tutto quanto accade nell\u2019universo secondo questa categoria.<\/p>\n<p>Se mettessimo ad un piccione, appena uscito dall\u2019uovo, un paio d\u2019occhiali verdi,<\/p>\n<p>il piccione crescerebbe e, diventato adulto, volando intorno al mondo, lo vedrebbe<\/p>\n<p>tutto verde e direbbe che il nostro mondo \u00e8 verde. Quella sarebbe la sua verit\u00e0.<\/p>\n<p>Chiaro, per scoprire questa verit\u00e0, bisogna leggere molti libri con frasi alla<\/p>\n<p>tedesca, tanto lunghe che, quando si \u00e8 alla met\u00e0 di un paragrafo, si dimentica il<\/p>\n<p>soggetto. Ma, diceva lui, vale la pena.<\/p>\n<p>Poi c\u2019erano due vecchietti. Lui alto e magro. Lei piccolina. Ambedue con i<\/p>\n<p>capelli splendidamente candidi. Tornavano in Argentina perch\u00e9 lui era un falegname<\/p>\n<p>pensionato. Da vecchi, erano ritornati al loro paese e vivevano tranquilli.<\/p>\n<p>Ma negli ultimi anni il cambio della moneta era diminuito molto ed ora, con<\/p>\n<p>11.000 lire al mese, era impossibile vivere in Italia.<\/p>\n<p>Tornavano in Argentina per vedere come si poteva vivere l\u00e0. Alla fin fine non<\/p>\n<p>rimanevano loro molti anni.<\/p>\n<p>Fin dall\u2019inizio del viaggio, avevo visto un uomo e una donna che si sedevano<\/p>\n<p>sempre in posti isolati e seminascosti. Avevano un termos ed uno strano recipiente<\/p>\n<p>simile ad una tazza da caffellatte. Versavano in continuazione il contenuto<\/p>\n<p>del termos nella tazza e lo sorbivano. E sempre cos\u00ec, per ore. Pensai<\/p>\n<p>subito che fossero drogati.<\/p>\n<p>Mi meravigliava il fatto che lo facessero in presenza d\u2019estranei.<\/p>\n<p>Anni dopo un amico mi spieg\u00f2 che in Uruguay bevono il <em>\u201cmate\u201d <\/em>cos\u00ec, in continuazione.<\/p>\n<p>Il \u201c<em>mate\u201d <\/em>\u00e8 una infusione di foglie in acqua calda. Una eredit\u00e0 degli<\/p>\n<p>indios Guaran\u00ed, credo.<\/p>\n<p>Mi disse anche che, in una sfilata militare, in occasione di chi sa quale ricorrenza,<\/p>\n<p>aveva visto un soldato a cavallo, sorbire il mate. Strane abitudini!<\/p>\n<p>Sul transatlantico non mancava un gruppo di persone che giocava accanitamente<\/p>\n<p>al <em>\u201ctruco\u201d, <\/em>un gioco di carte che non ho mai appreso. Uno di loro si<\/p>\n<p>vantava di vivere, a Buenos Aires, con gli interessi di un suo piccolo capitale<\/p>\n<p>che prestava ad amici e conoscenti. Io credevo che questo si chiamasse usura e<\/p>\n<p>che non fosse una cosa di cui vantarsi.<\/p>\n<p>Una signora di mezza et\u00e0, tornava in Argentina per vendere il suo albergo e<\/p>\n<p>tornare in Italia a comprare una piccola pensione. Nella decade del \u201960 l\u2019economia<\/p>\n<p>italiana andava molto bene.<\/p>\n<p>Un italiano, uno dei tanti turisti di ritorno, diceva di possedere una <em>\u201cestancia\u201d<\/em><\/p>\n<p>nella provincia di Santa Fe, vicino al fiume Paran\u00e1. Nella regione si diceva che<\/p>\n<p>Garibaldi, in fuga sul fiume, fosse affondato proprio in quella zona e che, nel<\/p>\n<p>profondo del fiume, c\u2019era ancora la sua nave. Lui voleva trovarla. Aveva provato<\/p>\n<p>gi\u00e0 varie volte, ma inutilmente.<\/p>\n<p>Ora, al suo ritorno, avrebbe tentato ancora e, sperava, con successo. Diamine,<\/p>\n<p>suo nonno era italiano e lui avrebbe fatto vedere ai \u201c<em>criollos<\/em>\u201d di che pasta son<\/p>\n<p>fatti gli italiani.<\/p>\n<p>Tanta gente, tante speranze!<\/p>\n<p>Ora, naturalmente, dopo pi\u00f9 di 40 anni, il cameriere sar\u00e0 morto. Il giovane<\/p>\n<p>sciatore sar\u00e0 probabilmente molto vecchio; chiss\u00e0 quante gare avr\u00e0 vinto!<\/p>\n<p>Il medico filosofo ed il commerciante saranno morti, portando con loro dubbi,<\/p>\n<p>domande e l\u2019angoscia del pensiero della morte.<\/p>\n<p>8<\/p>\n<p>I due uruguaiani, lui e lei, riposeranno senza pi\u00f9 sentire la necessit\u00e0 di bere <em>\u201cmate\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Il falegname, anziano pensionato e la sua compagna, ambedue con capelli cos\u00ec<\/p>\n<p>candidi, riposeranno finalmente senza la preoccupazione della svalutazione<\/p>\n<p>della moneta.<\/p>\n<p>E cos\u00ec pure l\u2019innamorato di Garibaldi e l\u2019usuraio che si vantava d\u2019esserlo e tutti<\/p>\n<p>gli altri.<\/p>\n<p>\u201cSperanze&#8230; speranze, ameni inganni\u201d<\/p>\n<p>Non ricordo chi ha scritto questo verso, ma \u00e8 troppo bello per essere mio.<\/p>\n<p><strong><em>LA \u201cPAPERA\u201d D\u2019UN EMIGRATO CHE FECE RIDERE<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>TUTTA UNA UDIENZA, ALLA FINE D\u2019UNA<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>CONFERENZA SERIA E MOLTO TECNICA<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Come \u00e8 noto, in italiano, con la parola \u201cresponso\u201d si indica la risposta d\u2019un<\/p>\n<p>oracolo. Ben diverso \u00e8 il suo significato nella lingua spagnola. Lo vedremo poi<\/p>\n<p>e vedremo come una \u201cpapera\u201d d\u2019un recente emigrato, che aveva bisogno d\u2019un<\/p>\n<p>dizionario per non dire spropositi, fu motivo di risa alla fine di una conferenza<\/p>\n<p>molto tecnica e seria.<\/p>\n<p>Ero appena arrivato alla \u201cStazione Sperimentale Agricola\u201d per iniziare il mio<\/p>\n<p>nuovo lavoro.<\/p>\n<p>Era consuetudine in quei tempi, all\u2019inizio del 1960, riunire tutto il personale<\/p>\n<p>tecnico in un grande salone, con un enorme tavolo ovale, il sabato pomeriggio,<\/p>\n<p>per parlare dei problemi del giorno o ascoltare un invitato o un nuovo venuto,<\/p>\n<p>come nel mio caso.<\/p>\n<p>Ed io parlai e parlai con sicurezza, trattandosi d\u2019un argomento che conoscevo<\/p>\n<p>molto bene. Di fatto i problemi della fertilizzazione delle colture sono ben<\/p>\n<p>conosciuti in Italia. Ma ci\u00f2 che \u00e8 valido per un paese pu\u00f2 non esserlo per un<\/p>\n<p>altro. Altre terre, altri climi ed altri cultivar.<\/p>\n<p>Si trattava di fertilizzanti. C\u2019era un progetto di fertilizzazione del mais gi\u00e0 iniziato.<\/p>\n<p>Alla fine dell\u2019esposizione, parlai di ci\u00f2 che avremmo fatto nei campi sperimentali<\/p>\n<p>della regione.<\/p>\n<p>Il risultato delle esperienze era difficilmente prevedibile e conclusi il discorso<\/p>\n<p>dicendo: &#8211; vedremo quale sar\u00e0 il \u201c<em>responso\u201d <\/em>della sperimentazione. &#8211;<\/p>\n<p>Tutta l\u2019udienza scoppi\u00f2 in una risata sonora e prolungata. Io non mi rendevo<\/p>\n<p>conto del motivo, dato che ero stato ascoltato con grande attenzione per tutto<\/p>\n<p>il tempo. Chiesi spiegazioni al mio vicino, ma questi continuava a ridere senza<\/p>\n<p>freno e non mi rispondeva.<\/p>\n<p>9<\/p>\n<p>Solo poco dopo, in un vocabolario, fui in grado di leggere che per \u201cresponso\u201d,<\/p>\n<p>nella lingua spagnola, s\u2019intendono \u201c<em>versetti e preci\u201d <\/em>che si recitano in presenza<\/p>\n<p>dei defunti.<\/p>\n<p>Al momento della\u201dpapera\u201d furono varie le persone che mi chiesero cosa avevo<\/p>\n<p>voluto dire con \u201d<em>responso<\/em>\u201d ed io non ebbi altra alternativa che fare un<\/p>\n<p>sorriso idiota.<\/p>\n<p><strong><em>RICORDI DI GUERRA<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Eravamo in guerra. La seconda guerra mondiale, del 1939. Del 1940 per l\u2019 Italia.<\/p>\n<p>Avevo undici anni. Mio padre era medico1 in una cittadina delle Marche e<\/p>\n<p>di quando in quando riceveva un regalo, spesso in cambio del pagamento della<\/p>\n<p>visita: una scatola di tabacco turco, biondo e profumato, una bottiglia di<\/p>\n<p>cognac, una di champagne. Tutte cose introvabili in tempo di guerra per i<\/p>\n<p>comuni mortali e quindi preziose.<\/p>\n<p>In quei tempi si usava bere un bicchierino di cognac dopo pranzo, nei giorni di<\/p>\n<p>festa. Solo alla fine della guerra, con l\u2019arrivo delle truppe americane, l\u2019whisky<\/p>\n<p>sarebbe diventato popolare. Lo champagne si beveva nelle grandi feste: a Natale,<\/p>\n<p>a Pasqua e in occasione dei compleanni.<\/p>\n<p>Io presi in consegna una bottiglia di champagne che ci avevano regalato.<\/p>\n<p>Poco tempo dopo un aereo da caccia nemico mitragli\u00f2 la ferrovia e tutti cominciammo<\/p>\n<p>ad aver paura. Non pass\u00f2 molto tempo quando una squadra di quadrimotori<\/p>\n<p>sorvol\u00f2 la citt\u00e0. Erano cinquanta aerei, in formazione triangolare che<\/p>\n<p>volavano molto in alto. Ma la terra tremava sotto i piedi, quando s\u2019avvicinavano.<\/p>\n<p>Lasciarono cadere il loro carico di bombe sulla citt\u00e0.<\/p>\n<p>E fecero un disastro. Fummo presi tutti di sorpresa e impreparati.<\/p>\n<p>Era la prima volta.<\/p>\n<p>Non c\u2019era pi\u00f9 nessun dubbio.<\/p>\n<p>Bisognava abbandonare la citt\u00e0 e rifugiarci in campagna. E questo facemmo.<\/p>\n<p>Io non avevo dimenticato la bottiglia di champagne.<\/p>\n<p>Era troppo preziosa e quando ci trasferimmo in una villa a 15-20 chilometri di<\/p>\n<p>distanza, la misi tra le cose da portare con noi, bene imballata con giornali, in<\/p>\n<p>una scatola di cartone.<\/p>\n<p>10<\/p>\n<p>1. Molti, molti anni dopo, quando la guerra era gi\u00e0 diventata un ricordo, posero il suo<\/p>\n<p>nome ad una strada della citt\u00e0, in ricordo dell\u2019umanit\u00e0 con cui aveva esercitato la sua<\/p>\n<p>professione in quegli anni feroci.<\/p>\n<p>11<\/p>\n<p>Quando chiedevo a mio padre di aprire la bottiglia, lui diceva sempre d\u2019aspettare<\/p>\n<p>la fine di quel brutto periodo.<\/p>\n<p>L\u2019avremmo aperta in un\u2019altra occasione.<\/p>\n<p>Ma la guerra, i bombardamenti e la fame ci accompagnarono per lungo tempo.<\/p>\n<p>Sognavamo la pace, la casa in citt\u00e0, una vita normale. La normalit\u00e0 era un sogno<\/p>\n<p>che sembrava irraggiungibile. Ma io continuavo a conservare lo champagne.<\/p>\n<p>Forse avremmo potuto berlo alla fine del conflitto.<\/p>\n<p>E dal sud si avvicin\u00f2 il fronte di guerra. Quando fu abbastanza vicino, mio<\/p>\n<p>padre decise di portarci con lui, nell\u2019ospedale dove lavorava. L\u00ec c\u2019era la croce<\/p>\n<p>rossa dipinta sul tetto.<\/p>\n<p>Il passaggio del fronte era troppo pericoloso ed imprevedibile e lui disponeva<\/p>\n<p>di una stanza grande, sufficientemente grande per tutti noi. L\u00ec avremmo potuto<\/p>\n<p>aspettare la fine dei giorni pi\u00f9 pericolosi.<\/p>\n<p>La decisione della fuga era stata presa in fretta e furia. Non portavamo quasi<\/p>\n<p>nulla con noi. Gli ultimi a partire fummo io e mio padre.<\/p>\n<p>Io avevo aperto la scatola di cartone e tenevo nel pugno, per il collo, la bottiglia<\/p>\n<p>di champagne. Mio padre si impazient\u00ec perch\u00e9 stavo perdendo tempo per<\/p>\n<p>quella sciocchezza.<\/p>\n<p>Ce ne andammo camminando in fretta. Si camminava lentamente, con precauzione,<\/p>\n<p>solo quando un rilievo o una piccola collina nascondeva l\u2019orizzonte. A<\/p>\n<p>nord e a sud della zona dove eravamo erano schierati i due fronti, non molto<\/p>\n<p>lontano.<\/p>\n<p>Non c\u2019era movimento. Non si vedeva nessuno. Si udivano solo i sibili dei<\/p>\n<p>proiettili dei cannoni che passavano sulle nostre teste ed andavano a scoppiare<\/p>\n<p>pi\u00f9 lontano. Noi avevamo scelto un percorso in linea retta tra la villa e l\u2019ospedale,<\/p>\n<p>in mezzo ai campi. Erano forse dieci chilometri da fare a piedi, senza neppure<\/p>\n<p>uno stradello. Ma questo non importava molto. Avevamo paura.<\/p>\n<p>Ma c\u2019era un fiumicello che ci sbarrava la strada. Non era grande, ma profondo.<\/p>\n<p>O forse io non ero molto alto a quell\u2019et\u00e0. E l\u2019acqua era fredda. L\u2019attraversai<\/p>\n<p>tenendo la bottiglia sopra la testa. Mio padre mi disse qualcosa circa la mia<\/p>\n<p>testardaggine e a proposito di quella bottiglia.<\/p>\n<p>Ma la fortuna era con noi. Arrivammo all\u2019ospedale e ci rifugiammo nell\u2019abitazione<\/p>\n<p>riservata a noi. Io ero zuppo, per aver attraversato il fiume. Posai la bottiglia<\/p>\n<p>sopra un tavolinetto basso e mi allontanai un po\u2019 per asciugarmi e coprirmi<\/p>\n<p>come potevo.<\/p>\n<p>Poi si ud\u00ec uno scoppio e, quando mi voltai a guardare, vidi i pezzi di vetro della<\/p>\n<p>bottiglia ed il liquido giallo dello champagne ancora spumeggiante sul pavimento.<\/p>\n<p>Uno dei miei fratelli, il pi\u00f9 piccolo, correndo nella stanza, aveva urtato<\/p>\n<p>il tavolino che sosteneva la preziosa bottiglia.<\/p>\n<p><strong><em>I TEUTONI E \u201cL\u2019UOMO CHE RIDE\u201d<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Era completamente idiota. Avr\u00e0 avuto vent\u2019anni e rideva. Rideva sempre e correva.<\/p>\n<p>Ma era un bravo ragazzo, dicevano. Faceva tutto quello che gli si diceva,<\/p>\n<p>la madre assicurava, e l\u2019aiutava molto in famiglia.<\/p>\n<p>Noi eravamo studenti di ginnasio ed andavamo ai giardini pubblici, a Fabriano,<\/p>\n<p>nelle belle giornate. Eravamo all\u2019inizio della guerra e quella sarebbe stata<\/p>\n<p>l\u2019ultima <em>\u201cbella estate\u201d <\/em>di vacanze.<\/p>\n<p>L\u2019idiota qualche volta si univa a noi. Quasi non parlava e quando parlava si<\/p>\n<p>capiva molto poco. Rideva, poi si metteva a correre. Io non sapevo neppure<\/p>\n<p>come si chiamasse. In una occasione, per merito anche suo, appresi alcuni<\/p>\n<p>sinonimi.<\/p>\n<p>&#8211; Perch\u00e9 lo lasceranno libero? Dovrebbero occuparsene &#8211; disse uno del nostro<\/p>\n<p>gruppo.<\/p>\n<p>&#8211; Ma \u00e8 buono. Fa parte del paesaggio e poi \u00e8 come noi, nativo, indigeno, autoctono<\/p>\n<p>&#8211; rispose quello che era il pi\u00f9 bravo a scuola, facendo sfoggio della sua<\/p>\n<p>conoscenza del vocabolario dei sinonimi del Tommaseo, che avevamo conosciuto<\/p>\n<p>da poco, a scuola.<\/p>\n<p>Al centro dei giardini pubblici c\u2019era una grande fontana rotonda, con uno zampillo<\/p>\n<p>molto alto, con pesci rossi e l\u2019idiota, dopo una bella corsa, tutto sudato,<\/p>\n<p>la raggiungeva e sommergeva la testa nell\u2019acqua. Poi la scrollava come fanno<\/p>\n<p>i cani quando sono bagnati.<\/p>\n<p>E rideva e viveva contento.<\/p>\n<p>Noi non gli facevamo molto caso. Contagiava allegria anche a coloro che gli<\/p>\n<p>erano vicini col suo riso spensierato e irresponsabile.<\/p>\n<p>Poi cominci\u00f2 il periodo peggiore della guerra. La guerra mondiale del \u201940. Bombardarono<\/p>\n<p>la citt\u00e0, che rimase deserta. Tutti si rifugiarono in campagna.<\/p>\n<p>Con la mia famiglia trascorsi molto tempo in una villa isolata, sopra una collina.<\/p>\n<p>Un giorno venne a visitarci un compagno di scuola di mio fratello, che viveva<\/p>\n<p>in un paesotto vicino. Si parl\u00f2 di molte cose e, a un certo momento, lui disse: &#8211;<\/p>\n<p>anche quel poveraccio di Carlo \u00e8 morto -.<\/p>\n<p>&#8211; Quale Carlo?<\/p>\n<p>&#8211; Carlo, l\u2019idiota, \u201c<em>l\u2019uomo che ride\u201d.<\/em><\/p>\n<p>I tedeschi, che si stavano ritirando, l\u2019avevano catturato. Lo accusarono d\u2019essere<\/p>\n<p>una spia dei partigiani. Ma lui rideva, rideva sempre. Non si difese e lo fucilarono.<\/p>\n<p>Il suo ricordo si perse nel nulla. Nessuno ne parl\u00f2 mai pi\u00f9. Furono tanti i morti<\/p>\n<p>che seguirono!<\/p>\n<p><strong>Da \u201cValigie di cartone\u201d &#8211; Centro Marchigiano di Pergamino (Argentina).<\/strong><\/p>\n<p>12<\/p>\n<p><strong><em>PRIME ESPERIENZE NEL NUOVO MONDO<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Arrivato in Argentina da pochi mesi, venne il momento di fare il raccolto nei<\/p>\n<p>campi sperimentali stabiliti nella zona.<\/p>\n<p>Con una camionetta e una \u201cjeep Willy\u201d (un residuato di guerra rimesso a nuovo)<\/p>\n<p>e sei uomini (che sapevano ancora come raccogliere il mais a mano) stavamo<\/p>\n<p>realizzando il nostro lavoro quando fummo fermati, sull\u2019autostrada, da un<\/p>\n<p>gruppo di uomini scesi da un camion.<\/p>\n<p>Come ho detto, io ero arrivato da poco in Argentina. Capivo abbastanza quando<\/p>\n<p>la gente del luogo mi parlava e mi facevo intendere dai miei uomini, ma non<\/p>\n<p>avevo ancora il coraggio di parlare ad estranei nella nuova lingua, che conoscevo<\/p>\n<p>appena.<\/p>\n<p>Sapevo che l\u2019accento, la maniera di costruire le frasi e gli spropositi detti mi<\/p>\n<p>facevano riconoscere subito come straniero.<\/p>\n<p>Il gruppo di individui che era sceso dal camion si mostrava arrabbiato ed<\/p>\n<p>aggressivo.<\/p>\n<p>Io non afferravo bene la situazione. Gridavano che c\u2019era un \u201cparo\u201d. Che non era<\/p>\n<p>possibile che gente come noi rompesse \u201cel paro\u201d e facesse la raccolta del mais.<\/p>\n<p>Non conoscevo il significato della parola \u201cparo\u201d.<\/p>\n<p>Lo chiesi ad uno dei miei uomini, che mi spieg\u00f2 che c\u2019era uno sciopero degli<\/p>\n<p>operai agricoli.<\/p>\n<p>La mia gente taceva, senza reagire all\u2019aggressivit\u00e0 degli sconosciuti.<\/p>\n<p>Preoccupato, cominciai a parlare io, cercando di spiegare che non eravamo<\/p>\n<p>\u201dcrumiri\u201d, ma solo personale della Stazione Sperimentale che non voleva perdere<\/p>\n<p>i risultati degli esperimenti ed il lavoro di un intero anno che, alla fin fine,<\/p>\n<p>noi facevamo in beneficio di tutti.<\/p>\n<p>Non facevamo la raccolta del mais per nessun proprietario.<\/p>\n<p>Naturalmente parlavo in italiano, senza neppure rendermene conto.<\/p>\n<p>Ed allora successe una cosa strana. Quegli uomini deposero la loro aggressivit\u00e0.<\/p>\n<p>Io, un giovane che parlava in modo pi\u00f9 o meno comprensibile, la sigla dell\u2019istituzione<\/p>\n<p>per la quale lavoravamo, scritta ben grande sulle auto e che evidentemente<\/p>\n<p>essi conoscevano, parvero loro una valida ragione per accettare i<\/p>\n<p>nostri motivi.<\/p>\n<p>Non dissero pi\u00f9 nulla. Risalirono sul loro camion e solo quello che guidava,<\/p>\n<p>affacciandosi al finestrino, disse in modo educato: \u201cno lo hagan m\u00e1s\u201d e<\/p>\n<p>se ne andarono.<\/p>\n<p>La mia gente mi spieg\u00f2 poi che non era molto prudente fare cose del genere e<\/p>\n<p>cio\u00e8 interferire con uno sciopero.<\/p>\n<p>Io avevo la coscienza tranquilla.<\/p>\n<p>13<\/p>\n<p>&#8211; Voi non mi avete avvertito ed io non sapevo &#8211; mi giustificai.<\/p>\n<p>Erano brava gente. Con gli anni, pi\u00f9 di una volta si dimostrarono amici.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Un giorno percorrevamo un\u2019autostrada con la camionetta di servizio. Il mio<\/p>\n<p>aiutante guidava, io leggevo un foglio di istruzioni per un lavoro che dovevamo<\/p>\n<p>fare.<\/p>\n<p>Ad un certo momento un uomo, al bordo della strada, ci fece cenno di fermare<\/p>\n<p>e chiese un passaggio sino al seguente villaggio.<\/p>\n<p>L\u2019autista disse subito di s\u00ec e lo fece salire nella cabina.<\/p>\n<p>Io non ero molto contento.<\/p>\n<p>Venivo da un paese dove esisteva una legge che faceva responsabile il proprietario<\/p>\n<p>dell\u2019auto di qualsiasi possibile incidente.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 di un tribunale, in Italia, aveva emesso condanne in casi di incidenti e sapevo<\/p>\n<p>che solo noi, il personale dell\u2019istituzione, eravamo coperti dall\u2019assicurazione.<\/p>\n<p>Ma in quegli anni le cose erano diverse in Argentina.<\/p>\n<p>Per lo meno nell\u2019interno, c\u2019era molta onest\u00e0 e rispetto anche per gli sconosciuti.<\/p>\n<p>Solo negli ultimi tempi le cose son cambiate e molto.<\/p>\n<p>Lo sconosciuto cominci\u00f2 immediatamente a parlare con l\u2019autista. Io tacevo.<\/p>\n<p>Ad un certo momento ascoltai una parola che non conoscevo: \u201csart\u00e9n\u201d ossia<\/p>\n<p>\u201cpadella\u201d.<\/p>\n<p>Vinto dalla curiosit\u00e0 chiesi al mio aiutante cosa significava.<\/p>\n<p>Lo sconosciuto, ascoltata la mia domanda, si sorprese e scandalizzato, disse:<\/p>\n<p>&#8211; Ma come, un giovane come te non conosce una padella? Bisogna studiare.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 posto per gli ignoranti in questo mondo! &#8211;<\/p>\n<p>Ma l\u2019autista intervenne.<\/p>\n<p>&#8211; Il dottore \u00e8 italiano &#8211; disse.<\/p>\n<p>Lo sconosciuto ammutol\u00ec.<\/p>\n<p>Io tacevo e lui non apr\u00ec pi\u00f9 bocca sino all\u2019arrivo. La scena si fece pesante. Sembrava<\/p>\n<p>d\u2019ascoltare il silenzio che regnava nella cabina dell\u2019auto.<\/p>\n<p>Arrivati all\u2019entrata del suo paesotto, l\u2019auto si ferm\u00f2 e il passeggero scese, senza<\/p>\n<p>dir parola.<\/p>\n<p>Io ebbi un po\u2019 di vergogna. L\u2019autista sorrideva.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Lavoravo da poco tempo nella Stazione Sperimentale e un giorno il segretario<\/p>\n<p>della sezione mi avvert\u00ec che dovevo presentarmi immediatamente in direzione.<\/p>\n<p>14<\/p>\n<p>Presi la camionetta di servizio ed andai.<\/p>\n<p>Una segretaria mi disse che mi aspettavano nel salone delle riunioni e che<\/p>\n<p>dovevo partecipare ad una trattativa con alcuni dirigenti di una grande societ\u00e0,<\/p>\n<p>con i quali la Stazione Sperimentale stava progettando una collaborazione.<\/p>\n<p>Quando entrai mi resi subito conto che c\u2019era una atmosfera tesa tra i presenti.<\/p>\n<p>E la cosa non era piacevole, particolarmente per me che avevo ancora problemi<\/p>\n<p>con la lingua.<\/p>\n<p>Il direttore ed i dirigenti della societ\u00e0 non riuscivano a mettersi d\u2019accordo.<\/p>\n<p>Erano tutti seduti nel mezzo del salone delle riunioni, dove c\u2019era un grande<\/p>\n<p>tavolo ovale, con un vetro spesso e oscuro sulla superficie.<\/p>\n<p>Io salutai e mi sedetti, deciso a non parlare o parlare con molta prudenza non<\/p>\n<p>essendo al corrente di quanto era stato detto o discusso in precedenza.<\/p>\n<p>Era estate ed indossavo una camicia color verde, nuova.<\/p>\n<p>Ben presto i rappresentanti delle due parti cominciarono ad alzare la voce.<\/p>\n<p>Io diventai nervoso e, poich\u00e9 dal bottone del polsino della camicia fuoriusciva<\/p>\n<p>un filo bianco, lo afferrai e tirai pi\u00f9 forte del necessario.<\/p>\n<p>Non l\u2019avessi mai fatto!<\/p>\n<p>Il filo venne via ed il bottone, libero, salt\u00f2 sul vetro, nel mezzo del magnifico<\/p>\n<p>tavolo, con un rumore che a me parve assordante e continu\u00f2 a sobbalzare con<\/p>\n<p>un ticchettio che non avrei mai immaginato possibile.<\/p>\n<p>Tutti i partecipanti alla riunione interruppero i loro discorsi, seguendo con gli<\/p>\n<p>occhi il percorso del bottone, che non si fermava mai.<\/p>\n<p>A me sembr\u00f2 che il sangue mi si congelasse nelle vene e trattenni il respiro, preso<\/p>\n<p>da un\u2019ansia irragionevole. Ma, guardando il direttore, vidi che la sua faccia,<\/p>\n<p>da molto seria, si faceva distesa. Un rappresentante della societ\u00e0 ospite, sorrise<\/p>\n<p>lievemente. Il suo vicino cominci\u00f2 a ridere e trascin\u00f2 in una sonora risata tutti<\/p>\n<p>i presenti.<\/p>\n<p>Il gelo della riunione si era rotto e tutti cominciarono a discorrere cordialmente.<\/p>\n<p>Nessuno disse una parola sul bottone. Mi guardavano sorridendo e parlavano<\/p>\n<p>tutti insieme e interrompendosi l\u2019un l\u2019altro.<\/p>\n<p>La riunione fin\u00ec poco dopo. Le due parti si posero d\u2019accordo rapidamente e,<\/p>\n<p>quando i visitanti si apprestavano ad andar via, si avvicinarono per salutarmi<\/p>\n<p>con grande effusione.<\/p>\n<p>Io raccolsi il bottone, pietra dello scandalo, e lo posi nel taschino della camicia<\/p>\n<p>per farlo ricucire in casa.<\/p>\n<p>Ma non troppo forte\u2026 perch\u00e9 aveva dimostrato d\u2019essere capace di salvare<\/p>\n<p>situazioni molto compromesse.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>15<\/p>\n<p>Il primo giorno di lavoro ero seduto alla mia scrivania, leggendo alcune relazioni<\/p>\n<p>per mettermi al corrente della situazione. I due ingegneri agronomi (in<\/p>\n<p>Argentina si chiamano cos\u00ec i laureati in agronomia) che mi avevano preceduto,<\/p>\n<p>mi avevano lasciato solo. Uno era stato trasferito ed il secondo era partito per<\/p>\n<p>il Nord America con una borsa di studio.<\/p>\n<p>Io ero l\u00ec per sostituirli.<\/p>\n<p>Il direttore, un uomo corpulento e quasi sempre sorridente, entr\u00f2 nell\u2019ufficio<\/p>\n<p>e si sedette davanti a me.<\/p>\n<p>Dopo lo scambio di alcune frasi di cortesia, mi disse:<\/p>\n<p>&#8211; Tu e la tua famiglia siete arrivati da pochi giorni. Immagino che avrete un sacco<\/p>\n<p>di cose da fare, per sistemarvi. Avrete preoccupazioni come sempre accade<\/p>\n<p>in simili frangenti. Sono venuto a dirti che io pretendo che il personale della<\/p>\n<p>sperimentale si dedichi e pensi al proprio lavoro. Pertanto se hai problemi<\/p>\n<p>urgenti da sbrigare, qualsiasi cosa\u2026 dimmelo. Provveder\u00f2 io, se possibile. Pensa<\/p>\n<p>al lavoro e lascia che io mi guadagni il mio stipendio come direttore. &#8211;<\/p>\n<p>Io rimasi senza parole. Mai avrei immaginato una simile accoglienza. Mai sentito<\/p>\n<p>dire una cosa cos\u00ec, in Italia.<\/p>\n<p>La decade del \u201960 era un periodo molto buono per la ricerca, in Argentina ed il<\/p>\n<p>comportamento del direttore lo lasciava intravedere.<\/p>\n<p>E negli anni seguenti io, che venivo da un altro paese, fui in grado di fare un<\/p>\n<p>buon lavoro.<\/p>\n<p>Venivo da un altro continente. Vedevo i problemi in modo diverso e vedevo<\/p>\n<p>cose che il personale del luogo non vedeva, semplicemente perch\u00e9 quelle cose<\/p>\n<p>erano state sempre cos\u00ec.<\/p>\n<p>Purtroppo negli anni seguenti tutto cambi\u00f2. L\u2019economia non miglior\u00f2. Ci<\/p>\n<p>furono vari \u201cgolpes\u201d da parte dei militari, che non aiutarono.<\/p>\n<p>Ma quanto era successo all\u2019inizio mi diede l\u2019idea di come fosse apprezzato il<\/p>\n<p>lavoro di ricerca nel paese.<\/p>\n<p>L\u2019Argentina rimane sempre un grande paese agricolo, con un Istituto per la<\/p>\n<p>Ricerca Agricola meraviglioso. Ma la ricerca richiede tempo e denaro, non<\/p>\n<p>sempre disponibili a sufficienza.<\/p>\n<p><strong><em>IO\u2026 ANTIFASCISTA?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>A Fabriano, nelle Marche, faceva freddo d\u2019inverno.<\/p>\n<p>Ogni due o tre anni veniva il <em>\u201cnevone\u201d <\/em>e tutta la citt\u00e0 rimaneva coperta da 40-<\/p>\n<p>50 centimetri di neve.<\/p>\n<p>Non so come sar\u00e0 ora , con il \u201c<em>riscaldamento globale<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>16<\/p>\n<p>Ed era una festa per noi adolescenti ed ancor pi\u00f9 per me che ero proprietario<\/p>\n<p>di un paio di sci e percorrevo a piedi vari chilometri, sino alla cima di una collina<\/p>\n<p>chiamata \u201c<em>Monticelli\u201d <\/em>per trascorrere tutto un pomeriggio sulla neve.<\/p>\n<p>Erano gli anni del fascismo e quando si scriveva una lettera, si metteva, in alto,<\/p>\n<p>a destra: \u201cAnno XX Era Fascista\u201d. Ed io facevo il ginnasio.<\/p>\n<p>In quegli anni si andava a scuola tutti i giorni della settimana ed anche il sabato,<\/p>\n<p>che era anche lui <em>\u201cfascista\u201d; <\/em>\u201c<em>sabato fascista\u201d, <\/em>il che significava che nel pomeriggio<\/p>\n<p>non si faceva lezione, ma bisognava mettersi in divisa per fare esercizi militari<\/p>\n<p>nel cortile del vecchio convento, dove erano le aule del ginnasio e del liceo.<\/p>\n<p>Tutti gli studenti erano, a seconda dell\u2019et\u00e0, figli della lupa, balilla o avanguardisti.<\/p>\n<p>I figli della lupa erano i pi\u00f9 piccoli e non avevano obblighi particolari.<\/p>\n<p>I balilla avevano come divisa, pantaloni corti di color verde e camicia nera. Gli<\/p>\n<p>avanguardisti indossavano pantaloni alla zuava e giacca verde.<\/p>\n<p>Il mio problema era che a un certo punto cominciai ad usare pantaloni alla zuava<\/p>\n<p>anche quando ero vestito da civile e, quando mi fui abituato a stare con le gambe<\/p>\n<p>ben coperte dal freddo dell\u2019inverno, non avevo pi\u00f9 molta voglia di mettere i pantaloni<\/p>\n<p>corti per andare a compiere il mio dovere di balilla. Sentivo freddo.<\/p>\n<p>Ed un giorno ebbi una brillante idea.<\/p>\n<p>Visto che mio padre era medico, perch\u00e9 non farmi fare un certificato per giustificare<\/p>\n<p>la mia assenza e non dover andare a prender freddo nel cortile del convento?<\/p>\n<p>Cos\u00ec il luned\u00ec seguente, quando finito l\u2019appello l\u2019insegnante mi disse che dovevo<\/p>\n<p>presentarmi al preside per giustificare la mia assenza al \u201c<em>sabato fascista<\/em>\u201d, io<\/p>\n<p>andai tranquillo. Presentai il certificato e tutti fin\u00ec l\u00ec.<\/p>\n<p>Ma il problema non era risolto, perch\u00e9 poi vennero gli altri sabati e, data la mia<\/p>\n<p>insistenza, mio padre mi fece altri certificati. E la cosa and\u00f2 avanti per tre o<\/p>\n<p>quattro settimane.<\/p>\n<p>Ma un luned\u00ec mattina, quando mi presentai al preside, questi mi disse con voce<\/p>\n<p>stentorea che se il seguente sabato non avessi partecipato agli esercizi militari,<\/p>\n<p>in divisa e con tanto di moschetto di dimensioni ridotte, sarei stato espulso da<\/p>\n<p>tutte le scuole del regno.<\/p>\n<p>In quei tempi avevamo ancora un re.<\/p>\n<p>Io non mi impressionai molto e il sabato seguente fui di nuovo assente. Forse<\/p>\n<p>non mi rendevo ben conto di cosa significasse non poter andare pi\u00f9 a scuola. Il<\/p>\n<p>luned\u00ec seguente, dopo l\u2019appello, mi fecero uscire dall\u2019aula, ed io ero forse pi\u00f9<\/p>\n<p>contento che dispiaciuto.<\/p>\n<p>Ma la \u201c<em>dea fortuna<\/em>\u201d esiste.<\/p>\n<p>Nella settimana seguente un aereo da caccia nemico sorvol\u00f2 la citt\u00e0 e mitragli\u00f2<\/p>\n<p>la linea ferroviaria. Era la prima volta che avevamo a che fare con il nemico, che<\/p>\n<p>sino allora conoscevamo solo per quello che dicevano i \u201c<em>giornali radio<\/em>\u201d .<\/p>\n<p>17<\/p>\n<p>Molta gente usc\u00ec dalla citt\u00e0 per vedere l\u2019effetto del mitragliamento. Le traversine<\/p>\n<p>di legno erano scheggiate. Sui binari si vedevano le tracce brillanti che i<\/p>\n<p>proiettili avevano lasciato sull\u2019acciaio. Ma niente pi\u00f9..<\/p>\n<p>Poi, pochi giorni dopo, una squadra di cinquanta quadrimotori, in formazione<\/p>\n<p>triangolare, sorvol\u00f2 la citt\u00e0 e lasci\u00f2 cadere un micidiale carico di bombe.<\/p>\n<p>Non c\u2019era stato allarme. Era la prima volta che succedeva e la distruzione fu<\/p>\n<p>grande ed i morti molto numerosi.<\/p>\n<p>Pochi giorni dopo tutta la citt\u00e0 era deserta. La popolazione era sfollata nelle<\/p>\n<p>poche ville e nelle case dei contadini nella campagna circostante.<\/p>\n<p>Quando, dopo pi\u00f9 di un anno, ritornammo in citt\u00e0 e ricominciarono le scuole,<\/p>\n<p>nessuno ricord\u00f2 pi\u00f9 la mia \u201c<em>espulsione da tutte le scuole del regno\u201d<\/em><\/p>\n<p><strong><em>L\u2019ESAME<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Io, finito il liceo, partivo per frequentare i corsi della facolt\u00e0 d\u2019agronomia, nell\u2019universit\u00e0<\/p>\n<p>di Pisa.<\/p>\n<p>Avevo con me una valigia con solo le mie cose personali e non avevo la minima<\/p>\n<p>idea dell\u2019ambiente in cui mi sarei trovato a vivere e studiare.<\/p>\n<p>La prima materia che, secondo il programma, dovevo frequentare era matematica.<\/p>\n<p>Poi seguivano fisica, botanica, genetica e tutte le altre.<\/p>\n<p>Il corso di matematica veniva impartito nell\u2019edificio \u201cLa Sapienza\u201d, al centro della<\/p>\n<p>citt\u00e0. Una costruzione monumentale, dove c\u2019era un grande salone con un pavimento<\/p>\n<p>di legno, non lucidato e vecchio, che rendeva l\u2019ambiente polveroso. In<\/p>\n<p>fondo al salone, su una pedana, una cattedra che, mi dissero, era stata di Galileo.<\/p>\n<p>Non so se sar\u00e0 vero. Ma vera era l\u2019atmosfera tipo:\u201d<em>noi siamo gli eredi di Galileo\u201d<\/em><\/p>\n<p>che si viveva nell\u2019istituto. Nessuno prestava la minima attenzione agli studentelli.<\/p>\n<p>Gli insegnanti erano inavvicinabili ed anche il resto del personale sembrava<\/p>\n<p>essere ben cosciente di quell\u2019eredit\u00e0.<\/p>\n<p>Mi fu indicato di entrare in un\u2019aula ad anfiteatro, molto grande.<\/p>\n<p>I banchi erano forse davvero del tempo di Galileo, tanto erano vecchi.<\/p>\n<p>C\u2019erano pochi studenti dispersi che seguivano, silenziosi, un anziano signore<\/p>\n<p>che, in cattedra, scriveva su una lavagna e parlava.<\/p>\n<p>Parlava di sistemi d\u2019equazioni e determinanti e del modo di semplificare questi<\/p>\n<p>ultimi per poterli risolvere.<\/p>\n<p>Non c\u2019erano ancora i calcolatori.<\/p>\n<p>Io non avevo idea di cosa si trattasse.<\/p>\n<p>Avevo frequentato il liceo classico. Avevo appreso che il greco, il latino e l\u2019italiano<\/p>\n<p>erano le materie veramente importanti.<\/p>\n<p>18<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che ascoltavo in quell\u2019aula serv\u00ec solo a darmi un\u2019idea di cos\u2019\u00e8 il complesso<\/p>\n<p>d\u2019inferiorit\u00e0.<\/p>\n<p>E fu tutto per quel giorno.<\/p>\n<p>L\u2019indomani andai ad ascoltare una lezione di botanica. Questa volta, pensai,<\/p>\n<p>sarebbe stata un\u2019altra cosa.<\/p>\n<p>Nell\u2019aula entr\u00f2 un signore anche lui anziano, piuttosto grasso che, in piedi, con<\/p>\n<p>gli occhi semichiusi, cominci\u00f2 a parlare, con un linguaggio molto ricercato e<\/p>\n<p>nuovo per me, di ontogenesi, filogenesi e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Dico la verit\u00e0 che quando uscii dall\u2019istituto di botanica ero davvero spaventato.<\/p>\n<p>Possibile che con un diploma del liceo classico non fossi in grado di seguire<\/p>\n<p>corsi universitari?<\/p>\n<p>A dire il vero si trattava di matematica e scienze, cose non molto approfondite<\/p>\n<p>nel classico e che io non avevo mai curato molto.<\/p>\n<p>E presi una decisione.<\/p>\n<p>Ritornai a Fabriano col primo treno, raccolsi tutti i libri del liceo che mi sembravano<\/p>\n<p>necessari e ritornai a Pisa.<\/p>\n<p>Questa volta cominciai a studiare le cose basiche di matematica, fisica e scienze<\/p>\n<p>e, solo alla met\u00e0 del corso, dopo mesi, frequentai assiduamente le lezioni<\/p>\n<p>universitarie.<\/p>\n<p>Fu un anno straordinario e, per la prima volta, appresi cosa significa studiare<\/p>\n<p>veramente.<\/p>\n<p>Venne il giorno dell\u2019esame di matematica.<\/p>\n<p>Questo si svolgeva cos\u00ec: c\u2019era una gran porta chiusa e una lunga fila d\u2019una ventina<\/p>\n<p>o pi\u00f9 di ragazzi, tutti con il libretto universitario in mano.<\/p>\n<p>Un bidello seduto a un tavolo, faceva entrare uno studente alla volta, quando<\/p>\n<p>ascoltava un campanello e richiudeva la porta misteriosa.<\/p>\n<p>Non passavano pi\u00f9 di dieci minuti o un quarto d\u2019ora e gli studenti uscivano,<\/p>\n<p>frequentemente con la faccia seria, e se ne andavano per una porta laterale.<\/p>\n<p>Quando qualcuno chiedeva come era andata, non rispondevano o facevano un<\/p>\n<p>gesto scoraggiato, molto significativo.<\/p>\n<p>Io ero nella fila tra i primi cinque e pi\u00f9 di una volta mi fu chiesto di cambiare<\/p>\n<p>il posto con uno del fondo della fila.<\/p>\n<p>Erano quelli che non resistevano alla tensione che c\u2019era nell\u2019aria e volevano<\/p>\n<p>finire subito, in qualsiasi modo.<\/p>\n<p>Ma anch\u2019io ero diventato fatalista. Se il destino mi aveva assegnato quel turno,<\/p>\n<p>quello avrei conservato.<\/p>\n<p>Quando entrai nella stanza fatale, vidi un grande tavolo con tre uomini seduti.<\/p>\n<p>Quello del centro sembrava essere il presidente della commissione.<\/p>\n<p>19<\/p>\n<p>A me disse, molto gentilmente, di sedere. Poi prese un foglio di carta grande,<\/p>\n<p>un foglio di carta di disegno e scrisse qualcosa in alto a sinistra. Me lo porse<\/p>\n<p>insieme ad una matita ben appuntita, senza dir parola.<\/p>\n<p>Aveva scritto un\u2019equazione con esponenti, da derivare.<\/p>\n<p>S\u00ec, per\u00f2 non era tanto semplice. Bisognava trasformare gli esponenti, prima di<\/p>\n<p>poter fare la derivazione. Io avevo studiato una espressione simile il giorno prima,<\/p>\n<p>ripassando la materia e, anche se con mano tremante, feci quanto mi si<\/p>\n<p>chiedeva silenziosamente.<\/p>\n<p>Il professore, presidente della commissione, guard\u00f2 il risultato ed allora<\/p>\n<p>cominci\u00f2 a fare domande e qui cominci\u00f2 il vero esame. Solo allora intesi cosa<\/p>\n<p>era accaduto prima di me, con coloro che uscivano dopo pochi minuti, con la<\/p>\n<p>faccia seria. L\u2019esercizio da svolgere sul foglio di carta da disegno era solo una<\/p>\n<p>maniera di porre fine rapidamente all\u2019esame.<\/p>\n<p>Quando dopo qualche tempo, e a me parve un secolo, uscii, uno di quelli che<\/p>\n<p>stavano nella fila aspettando, mi chiese come era andata.<\/p>\n<p>&#8211; Molto bene &#8211; dissi. Infatti nel libretto universitario c\u2019era scritto trenta. Il punteggio<\/p>\n<p>massimo.<\/p>\n<p>Allora lui, approfittando del mio stato d\u2019animo, mi chiese se gli prestavo le<\/p>\n<p>dispense sulle quali avevo studiato.<\/p>\n<p>Io, felice, gli dissi di prendersi tutto ed ero tanto frastornato che non gli chiesi<\/p>\n<p>neppure come si chiamava.<\/p>\n<p>Un anno dopo, quando non ero pi\u00f9 <em>\u201cmatricola\u201d, <\/em>mentre mi trovavo nell\u2019istituto<\/p>\n<p>di microbiologia, un ragazzo venne a cercarmi dicendomi che era venuto<\/p>\n<p>per restituirmi le dispense di matematica che gli avevo prestato.<\/p>\n<p>Io, ricordando il fatto, gli chiesi come aveva saputo il mio nome.<\/p>\n<p>&#8211; Ho solo chiesto dove si trovava lo studente d\u2019agronomia che aveva preso<\/p>\n<p>trenta in matematica &#8211; mi rispose.<\/p>\n<p>Ora quelle dispense, che la compagna della mia vita fece rilegare, tanti anni fa,<\/p>\n<p>in due volumi con la copertina rossa, sono ancora nella mia libreria. Sono un<\/p>\n<p>gran bel ricordo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 Ricordi di un emigrato dei nostri tempi Introduzione Dott.ssa. Maria Cristina Ruffini in Lasagna Consigliere dell\u2019Emigrazione della Regione Marche Portavoce del Forum delle Donne Marchigiane in Argentina I brevi racconti che formano questo libro sono una sorta di pretesto di un emigrato italiano in Sud America, l\u2019occasione per pensar-si o, per meglio dire, scriver- [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":29,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[7],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.prolocodeliceto.it\/zeroweb\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3381"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.prolocodeliceto.it\/zeroweb\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.prolocodeliceto.it\/zeroweb\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.prolocodeliceto.it\/zeroweb\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/29"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.prolocodeliceto.it\/zeroweb\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3381"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.prolocodeliceto.it\/zeroweb\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3381\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3382,"href":"http:\/\/www.prolocodeliceto.it\/zeroweb\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3381\/revisions\/3382"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.prolocodeliceto.it\/zeroweb\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3381"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.prolocodeliceto.it\/zeroweb\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3381"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.prolocodeliceto.it\/zeroweb\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3381"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}