{"id":24590,"date":"2019-12-19T23:18:29","date_gmt":"2019-12-19T22:18:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.prolocodeliceto.it\/zeroweb\/?p=24590"},"modified":"2019-12-19T23:18:29","modified_gmt":"2019-12-19T22:18:29","slug":"la-ricorrenza-del-natale-di-un-tempo-a-deliceto","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.prolocodeliceto.it\/zeroweb\/?p=24590","title":{"rendered":"LA RICORRENZA DEL NATALE DI UN TEMPO A DELICETO"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.prolocodeliceto.it\/zeroweb\/wp-content\/uploads\/04c8053df6fb9091e51ec51ce94b69c9.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-24591\" src=\"http:\/\/www.prolocodeliceto.it\/zeroweb\/wp-content\/uploads\/04c8053df6fb9091e51ec51ce94b69c9-233x300.jpg\" alt=\"\" width=\"233\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.prolocodeliceto.it\/zeroweb\/wp-content\/uploads\/04c8053df6fb9091e51ec51ce94b69c9-233x300.jpg 233w, http:\/\/www.prolocodeliceto.it\/zeroweb\/wp-content\/uploads\/04c8053df6fb9091e51ec51ce94b69c9.jpg 622w\" sizes=\"(max-width: 233px) 100vw, 233px\" \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.prolocodeliceto.it\/zeroweb\/wp-content\/uploads\/DSC_0445.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-24592\" src=\"http:\/\/www.prolocodeliceto.it\/zeroweb\/wp-content\/uploads\/DSC_0445-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"http:\/\/www.prolocodeliceto.it\/zeroweb\/wp-content\/uploads\/DSC_0445-300x200.jpg 300w, http:\/\/www.prolocodeliceto.it\/zeroweb\/wp-content\/uploads\/DSC_0445.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\nTratto da: ricordi degli usi e costumi dell&#8217;antica Deliceto<br \/>\ndi Rinaldo Nazzaro<\/p>\n<p>Il Natale era la festa pi\u00f9 caratteristica nel nostro paese. Fin dal giorno dell&#8217;antivigilia (23 dicembre) le donne in tutte le case, erano affaccendate a impastare la farina da dove avrebbero preparato gli &#8220;sfringi e le crispelle&#8221; (strufoli e cartellate).<br \/>\nI ragazzi indossavano l&#8217;abito nuovo per portare in regalo, per conto del padre, agli amici e al compare, il galluccio o il bottiglione di vino crudo. Questi, ricevendo il regalo, donavano qualche lira al compariello che subito spendeva in bengali e sciscarieddi.<br \/>\nLa sera in grossi tegami o caldai si friggevano gli sfringi e le crispelle, che poi venivano conditi con vin cotto e noi ragazzi ne mangiavamo con avidit\u00e0!<br \/>\nPer tutte le strade del paese si sentiva l&#8217;odore dell&#8217;olio fritto e le porte delle case erano spalancate per far cambiare l&#8217;aria.<br \/>\nIl mattino della vigilia (24 dicembre) si udivano le grida dei venditori di capitone e di anguille: &#8221; A questa parte e vivo vivo o capitone, jamm e o mast porta o capitone a la maesta&#8221;.<br \/>\nIn occasione del Natale anche nei piccoli paeselli si vendeva il pesce, per la verit\u00e0 la gente ne comprava piccole quantit\u00e0, mezzo chilo o una quarta (250 gr.) e comunque per quei tempi era una novit\u00e0 e un lusso perch\u00e8 costava 5 lire al chilo e per questa somma un contadino doveva lavorare una giornata intera.<br \/>\nLe persone pi\u00f9 povere compravano solo un p\u00f2 di baccal\u00e0 che costava 2 lire al Kg e cos\u00ec tutti festeggiavano la vigilia con le laganelle fatte in casa o in via eccezionale con spaghetti al rag\u00f9 perch\u00e8 la tradizione voleva che la vigilia di Natale non si doveva cammarare (mangiare carne nei giorni in cui la Chiesa prescrive l&#8217;astinenza). Verso le venti quasi tutte le famiglia erano riunite per il cenone natalizio, naturalmente dipendeva dalle possibilit\u00e0 economiche la quantit\u00e0 e la qualit\u00e0 del pranzo. Mentre la gente era a tavola, si udiva ad intervalli una voce che gridava: &#8220;Vui stete a porte nchiuse e l&#8217;aneme lu priatorio spie pu lu pertus, vuj rivoti chi mi chiama questa sera?&#8221;.<br \/>\nA noi ragazzi questa voce che ripeteva queste parole come una cantilena faceva venire un certo timore, che si trasformava in paura quando ci affacciavamo sull&#8217;uscio e nella pi\u00f9 completa oscurit\u00e0 (non c&#8217;era ancora la luce elettrica) scorgevamo un uomo che portava una cassetta a forma di teschio, illuminata all&#8217;interno da una candela in modo che si vedessero gli occhi e la bocca. Noi ci nascondevamo dietro le gonne delle nostre mamme, ma chi era quest&#8217;uomo che la sera di Natale andava in giro per le strade del paese ripetendo questa cantilena?<br \/>\nEra un confratello della congrega di S. Anna e Morti che andava chiedendo l&#8217;obolo per la sua chiesa e solo in occasione del Natale o del Capo d&#8217;Anno usciva di notte con quella specie di teschio.<br \/>\nIo credo che esista ancora quella cassetta e che sia chiusa nella sacrestia della chiesa.<br \/>\nOgnuno dava qualche soldo e rischiudeva la porta di casa, ma a noi restava ancora tanta paura malgrado la mamma ci rassicurasse che quel teschio era solo di legno.<br \/>\nCos\u00ec mentre per tutto il paese si udivano spari di botti e si vedevano le luci dei bengali, la gente si tratteneva a tavola aspettando la mezzanotte per recarsi alla funzione della nascita del Bambin Ges\u00f9.<\/p>\n<p>In occasione del Santo Natale, si \u00e8 ritenuto opportuno pubblicare questa descrizione del Sig. Nazzaro, per dimostrare che sia pure nella povert\u00e0, nella semplicit\u00e0, la gente rispettava le tradizioni e allo stesso tempo ci si divertiva. Un monito per far riflettere sull&#8217;odierno consumismo.<br \/>\n(B. Baldassarro)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tratto da: ricordi degli usi e costumi dell&#8217;antica Deliceto di Rinaldo Nazzaro Il Natale era la festa pi\u00f9 caratteristica nel nostro paese. Fin dal giorno dell&#8217;antivigilia (23 dicembre) le donne in tutte le case, erano affaccendate a impastare la farina da dove avrebbero preparato gli &#8220;sfringi e le crispelle&#8221; (strufoli e cartellate). 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