{"id":134,"date":"2008-03-22T10:00:17","date_gmt":"2008-03-22T09:00:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.prolocodeliceto.it\/zeroweb\/?p=134"},"modified":"2008-03-22T10:29:07","modified_gmt":"2008-03-22T09:29:07","slug":"il-pane-e-i-forni-tradizionali-un-patrimonio-di-cultura-e-storia","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.prolocodeliceto.it\/zeroweb\/?p=134","title":{"rendered":"Il pane e i forni tradizionali &#8211; Un patrimonio di cultura e storia"},"content":{"rendered":"<p><strong><span class=\"sottotitolotitolorubriche\"><span style=\"font-size: 16pt; font-family: 'Times New Roman'\"><\/span><\/span><span style=\"font-size: 16pt; font-family: 'Times New Roman'\"><\/span><\/strong><span style=\"font-size: 14pt; font-family: 'Times New Roman'\"> <\/p>\n<p><\/span><span style=\"font-size: 14pt; font-family: 'Times New Roman'\"><a href=\"http:\/\/www.prolocodeliceto.it\/zeroweb\/wp-content\/forno-antico.jpg\" title=\"forno-antico.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" vspace=\"10\" align=\"left\" width=\"165\" src=\"http:\/\/www.prolocodeliceto.it\/zeroweb\/wp-content\/forno-antico.jpg\" hspace=\"10\" alt=\"forno-antico.jpg\" height=\"281\" style=\"width: 165px; height: 281px\" title=\"forno-antico.jpg\" \/><\/a>Mi ritornano in mente immagini ormai sbiadite di donne delicetane giovinette, adolescenti o di una certa et\u00e0 che avanzavano fiere per le vie del paese, reggendo in equilibrio una tavola di legno che avevano poggiato sulla testa, dopo averla protetta prima con un pezzo di stoffa arrotolato a forma cilindrica (<em>la sp\u00e8r\u2019<\/em>). Su quella tavola c\u2019era un bene prezioso, essenziale, della \u201c<em>pasta di pane<\/em>\u201d tagliata in varie forme, avvolte in una calda coperta e su cui la proprietaria, di solito l\u2019artefice di quell\u2019opera, aveva appiccicato un pezzo sottile di pasta a forma di croce, d\u2019anello, d\u2019uncino o altro, un simbolo che le avrebbe permesso di riconoscere, successivamente, i suoi capolavori. La loro meta era uno dei tanti forni sparsi nel paese, \u201c<em>lu furn\u2019 r\u2019 Cernes\u2019<\/em>\u201d in Via Calabria, probabilmente il pi\u00f9 antico che si ricordi, \u201c<em>lu furn\u2019 r\u2019 ronna Tar\u00e8s<\/em>\u201d in Via Molo, \u201c<em>lu furn\u2019 r\u2019 Negron\u2019<\/em>\u201d (Bonassisa), \u201c<em>lu furn\u2019 a lu Sierr<\/em>\u2019\u201d in Via Bracca, \u201c<em>lu furn\u2019 r\u2019 P\u2019rlengier\u2019<\/em>\u201d(Perlingieri) in Scarano, \u201c<em>lu furn\u2019 r\u2019 Porta Nov\u2019<\/em>\u201d(Liberti) in Vico Piazzola, \u201c<em>lu furn\u2019 r\u2019 Muntanin\u2019<\/em>\u201d in Vico I Fontana. Erano forni per lo pi\u00f9 alimentati a paglia, ma che utilizzavano anche foglie secche cadute dalle querce in autunno. Aprivano i battenti di primo mattino, quando era ancora buio. La paglia era prelevata in localit\u00e0 <em>Scarano<\/em>, da mete enormi, altissime, realizzate abilmente con i resti della trebbiatura del frumento, nei mesi di luglio-agosto. Era trasportata, poi, nei forni in sacchi o balle, a dorso d\u2019asino o di mulo. Il fornaio attizzava il fuoco con la paglia o le frasche e, una volta che il forno aveva raggiunto la giusta temperatura, iniziava l\u2019operazione d\u2019<em>infornatura<\/em>. Poggiava l\u2019estremit\u00e0 della tavola di turno su una mensola all\u2019imbocco del forno, prelevava una alla volta le pagnotte deponendole poi su una lunga pala di legno, a quel punto le disponeva nella pancia del forno, non prima di aver assestato su ognuna un taglio con il coltello. Terminata l\u2019operazione, la bocca del forno era richiusa e si dava il via alla cottura. Di l\u00ec a poco, fragranti pagnotte sarebbero riemerse per saziare gli appetiti di tutta la famiglia.<\/span><span style=\"font-size: 14pt; font-family: 'Times New Roman'\">Quei forni, quei magici rituali, non ci sono pi\u00f9, ed io ne sento, personalmente, la mancanza; \u201cil nuovo\u201d, o quello che chiamiamo a volte con enfasi \u201cil progresso\u201d, ha spazzato via tante cose belle e buone che purtroppo non ritorneranno. Quel pane realizzato con farina di grano duro dei nostri campi, assolutamente biologico e macinato nei nostri mulini ad acqua, era l\u2019essenza della bont\u00e0 e della genuinit\u00e0. I nuovi forni a metano o elettrici, sfornano oggi, dalle nostre parti, del pane tutto sommato ancora dignitoso, ma \u00e8 nelle campagne e nelle nostre masserie che resistono numerosi i forni tradizionali, usati ancora oggi per <strong>cuocere il pane come si faceva una volta<\/strong>. Essi rappresentano un patrimonio di cultura e storia che andrebbe, assolutamente, salvaguardato. Sarebbe stato naturale accennare in questo articolo anche a come si faceva e come qualcuno ancora fa il pane in casa; lo spazio a disposizione, purtroppo, non me lo consente ma mi riservo di trattare l\u2019argomento, magari in un prossimo numero. Ho voluto con questo mio articolo offrire, semplicemente, un piccolo contributo di conoscenza di quell\u2019immenso patrimonio culturale tradizionale detenuto nei paesi dei <strong>Monti Dauni Meridionali<\/strong> che non va disperso e di cui va lasciato testimonianza.<\/span><span style=\"font-size: 14pt; font-family: 'Times New Roman'\"> <\/p>\n<p><\/span><strong><span style=\"font-size: 14pt; font-family: 'Times New Roman'\" lang=\"EN-US\">Michele Roselli<\/span><\/strong><span style=\"font-size: 14pt; font-family: 'Times New Roman'\"> <\/p>\n<p><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi ritornano in mente immagini ormai sbiadite di donne delicetane giovinette, adolescenti o di una certa et\u00e0 che avanzavano fiere per le vie del paese, reggendo in equilibrio una tavola di legno che avevano poggiato sulla testa, dopo averla protetta prima con un pezzo di stoffa arrotolato a forma cilindrica (la sp\u00e8r\u2019). 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