{"id":1216,"date":"2010-01-21T12:29:48","date_gmt":"2010-01-21T11:29:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.prolocodeliceto.it\/zeroweb\/?p=1216"},"modified":"2010-02-11T20:36:58","modified_gmt":"2010-02-11T19:36:58","slug":"ipotesi-sulla-committenza-dellorgano","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.prolocodeliceto.it\/zeroweb\/?p=1216","title":{"rendered":"IPOTESI SULLA COMMITTENZA DELL&#8217;ORGANO&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><strong><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Verdana\">Un contributo per l&#8217;organo della chiesa di S. Antonio<\/span><\/strong><strong><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Verdana\">L\u2019ipotesi sulla committenza<\/span><\/strong><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Verdana\">\u00a0<\/span><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Verdana\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Verdana\"><a href=\"http:\/\/www.prolocodeliceto.it\/zeroweb\/wp-content\/stemma.jpg\" title=\"stemma.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.prolocodeliceto.it\/zeroweb\/wp-content\/stemma.thumbnail.jpg\" alt=\"stemma.jpg\" \/><\/a><\/span><\/span><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Verdana\"> <\/span><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Verdana\"><\/span><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Verdana\"><strong><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Verdana\">Mattia Iossa<\/span><\/strong><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Verdana\">\u00a0<\/span><\/span><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Verdana\"><strong><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Verdana\">DELICETO &#8211;<\/span><\/strong><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Verdana\"> Si \u00e8 respirata aria pulita nella Sala Europa, il 2 gennaio 2010, la sera della presentazione del progetto per il restauro dell\u2019organo della chiesa di S. Antonio; una serata di buon auspicio per l&#8217;anno appena iniziato. L\u2019uditorio ha seguito interessato le parole dei relatori, con la voglia di sapere. Aria fresca si \u00e8 aggiunta con l&#8217;intervento del Dirigente Emerito Raffaele Ieffa, che da par suo, in uno scenario di cime di monti, ruscelli e prati, ha unito mitologia e natura, il dio Pan e la ninfa Siringa per illustrarci la romantica origine di quel primitivo strumento di canne e di aria, progenitore dei nostri organi. E poi si \u00e8 tornati al concreto con gli interventi di Paolo Pacella, sulle caratteristiche dell&#8217;organo da restaurare, e del priore di S. Antonio, Tonino Di Taranto, che ha illustrato la parte economica del progetto. Una bella serata, con un uditorio attento e contento per il nostro gioiellino; un piccolo ma prezioso organo del 1775, di Domenico Antonio Rossi, lo stesso che fabbricava organi niente di meno che per Sua Maest\u00e0. Lo tenevamo qui a Deliceto e non lo sapevamo; i nostri storici non lo hanno mai menzionato, non se ne erano accorti. Ci sono voluti l&#8217;attenzione e l&#8217;amore di qualche postero per scoprirlo. Ora dovr\u00e0 essere restaurato. Il progetto \u00e8 partito, la raccolta fondi pure; ce ne vorranno un bel po\u2019, ma per il bene del paese, e se si \u00e8 certi che seguiranno la via giusta, il popolo risponder\u00e0, come ha fatto in passato; non deluder\u00e0 l&#8217;impegno di quei privati cittadini che, senza averne obbligo, si assumono briga e fastidi, spendendo energie e tempo. La seriet\u00e0 delle persone del comitato \u00e8 garanzia della rettitudine della gestione dei fondi.<\/span><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Verdana\">\u00a0<\/span><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Verdana\"> <\/span><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Verdana\">Poi ha incuriosito una domanda che i relatori si sono posti: <strong>come mai uno strumento musicale cos\u00ec prezioso \u00e8 finito a Deliceto, in una chiesa che non \u00e8 certo la pi\u00f9 importante? <\/strong>Forse una colletta fatta dalla popolazione nel 1775, che magari si \u201c\u00e8 tolta il pane di bocca\u201d? Oppure l&#8217;hanno portato i Redentoristi, nel periodo in cui il convento di S. Antonio \u00e8 dipeso dalla Consolazione? Sono solo supposizioni, dal momento che molte testimonianze del passato sono andate distrutte, e purtroppo l&#8217;opera di distruzione continua ancora disinvoltamente. Mi hanno sollecitato a spendere qualche parola sull&#8217;argomento, se non altro per tener vivo l&#8217;interesse, e ben volentieri do il mio contributo.<\/span><strong><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Verdana\">Per una spiegazione attendibile, bisogna soffermarsi a pensare al luogo dove \u00e8 collocato l&#8217;organo, e che cosa questa chiesa ha rappresentato in passato.<\/span><\/strong><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Verdana\"> S. Antonio nasce come convento dei Minori Osservanti, un ordine francescano, diremmo scissionista rispetto agli altri francescani, i conventuali, accusati di indulgere alla comodit\u00e0 della vita di convento e di tradire il vero spirito di S. Francesco. I Minori Osservanti, che edificavano i loro conventi fuori dell&#8217;abitato, ebbero una larga espansione fra la seconda met\u00e0 del 1400 e per tutto il 1500; poi, col tempo, acquistarono un certo carattere \u201cfeudale\u201d, che implic\u00f2 l&#8217;intervento dell&#8217;aristocrazia nell&#8217;ambito delle fondazioni monastiche<strong><sup>1<\/sup><\/strong>. Una specie di sodalizio con la nobilt\u00e0, risoltosi spesso in una specie di protettorato, di cui restano ancora segni tangibili. E la chiesa di S. Antonio \u00e8 piena dei segni delle tre famiglie marchesali che si sono succedute a Deliceto: i Piccolomini, i Bartirotti, i Miroballo. Gi\u00e0 per il primo convento, nel 1510, fu Giambattista Piccolomini a mettere a disposizione un suo terreno<strong><sup>2<\/sup><\/strong>; quando poi il convento si dovette abbandonare perch\u00e9 stava andando in malora, fu il successivo feudatario dell&#8217;epoca, Cesare Miroballo, a concedere un suo terreno poco distante, ed a contribuire al finanziamento del nuovo convento<strong><sup>3<\/sup><\/strong>. Il carattere gentilizio \u00e8 stato conservato nel corso dei secoli: S. Antonio \u00e8 stata la chiesa per eccellenza dei marchesi e delle famiglie collegate; e poi delle famiglie della buona borghesia, ancora fino a qualche decennio fa. Del resto anche a Bracigliano, l&#8217;altro loro feudo, i Miroballo avevano un rapporto preferenziale con il convento di S. Francesco, nella cui chiesa sono ancora conservati molti emblemi della famiglia<strong><sup>4<\/sup><\/strong>. Nella nostra chiesa di S. Antonio, i Miroballo avevano la loro tomba. Dai registri degli atti di morte della chiesa madre, sappiamo che vi vennero sepolti nel 1631 Alessandro Miroballo, e poi Francesca Bartirotti nel 1632 e prima, il 12-11-1629, era stato sepolto un suo figlioletto. Anche un Rinaldo Miroballo, cavallerizzo maggiore del re di Spagna, a Deliceto per una battuta di caccia e quivi morto nel castello, venne sepolto nella chiesa nel 1675. Vi avevano ancora la tomba gentilizia i Rusca, e vi trov\u00f2 riposo nel 1649 Anna Miroballo, che un Rusca aveva sposato. Anche un Antonio Piccolomini fu sepolto nella chiesa di S. Antonio il 9 dicembre 1631<strong><sup>5<\/sup><\/strong>. E fu in quella chiesa che, una volta completata, Giuseppe Alessandro Miroballo ordin\u00f2 il trasporto del corpo di Giovanna Piccolomini d&#8217;Aragona, sua ava per lato paterno<strong><sup>6<\/sup><\/strong>. Ma il segno pi\u00f9 evidente della forte presenza nobiliare \u00e8 la ricchezza dei marmi e della decorazione, che un ordine mendicante francescano non poteva certo permettersi; stemmi in rilievo, statue, quadri, tutti di valore; e in particolare lo splendido altare maggiore di marmi intarsiati, che porta impresso ai lati, quasi un marchio di appartenenza, due stemmi gentilizi uguali, partiti, sormontati dalla corona marchesale. Al centro, in cuore, vi \u00e8 l&#8217;arma dei D&#8217;Aragona, e per il resto quello dei Miroballo a sinistra (il leone e la palma) e dei Filomarino a destra (tre sbarre in un campo seminato di gigli), stemmi paterno e materno di Giuseppe Alessandro Miroballo, 4\u00b0 marchese di Bracigliano, 11\u00b0 di Deliceto e 3\u00b0 principe di Castellaneta, morto nel 1669; apposti, appare logico, quando fu costruito l&#8217;altare e la chiesa venne aperta. Questa \u00e8 sicuramente l&#8217;identificazione degli stemmi, anche se gli storici locali hanno avuto in passato difficolt\u00e0 ad interpretarli, specie quello dei Filomarino<strong><sup>7<\/sup><\/strong>. Fu Giuseppe Alessandro a donare il terreno; fu lui a finanziare la costruzione; fu lui a spendere di tasca sua almeno 600 ducati per l&#8217;altare<strong><sup>8<\/sup><\/strong>, ed \u00e8 lui a proclamarlo con questi stemmi. Ed allora la risposta alla domanda \u00e8 ovvia: <strong>a portare il prezioso organo da Napoli a Deliceto, a pagarlo, non possono esser stati che i marchesi, a maggior decoro della loro ricca chiesa, della loro cappella, delle loro tombe<\/strong>. Ed \u00e8 facile anche individuare chi era il marchese che l&#8217;ha voluto: <strong>se l&#8217;organo \u00e8 datato 1775, non pu\u00f2 che essere il successore Nicol\u00f2 Miroballo, nostro marchese dal 1768 al 1776<\/strong>, che si fece, e ci fece, questo regalo l&#8217;anno prima di morire. Questa spiegazione, che mi sembra la pi\u00f9 logica, vuol essere un modesto contributo per la rinascita di quel gioiellino; contributo che non va certo a sostituire quello pi\u00f9 concreto che il comitato da tutti noi si aspetta. <\/span><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Verdana\">\u00a0<\/span><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Verdana\"><strong><sup><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Verdana\">1 <\/span><\/sup><\/strong><span style=\"font-size: 8pt; font-family: Verdana\">F. COLAPIETRA, Francescanesimo Quattro-cinquecentesco tra Aquila e Foggia: aspetti <\/span><span style=\"font-size: 8pt; font-family: Verdana\"><span>\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>sociali ed urbanistici negli insediamenti, p. 104.<\/span><strong><sup><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Verdana\" lang=\"EN-US\">2 <span>\u00a0<\/span><\/span><\/sup><\/strong><span style=\"font-size: 8pt; font-family: Verdana\" lang=\"EN-US\">L. WADDING, Annales Minorum, XV, p. 504.<\/span><strong><sup><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Verdana\">3 <\/span><\/sup><\/strong><span style=\"font-size: 8pt; font-family: Verdana\">G. BRACCA, Memorie storiche di Deliceto, Tip. Colcerasa, Macerata, 1903, p.235.<\/span><strong><sup><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Verdana\">4 <\/span><\/sup><\/strong><span style=\"font-size: 8pt; font-family: Verdana\">T. GIORDANO, Storia di Bracigliano, Di Mauro, Cava de&#8217; Tirreni, p.103.<\/span><strong><sup><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Verdana\">5 <\/span><\/sup><\/strong><span style=\"font-size: 8pt; font-family: Verdana\">Archivio Chiesa Madre, registro dei Morti, ad anno.<\/span><strong><sup><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Verdana\">6 <\/span><\/sup><\/strong><span style=\"font-size: 8pt; font-family: Verdana\">DI TARANTO, Deliceto. Storia civile e religiosa,Ed. del Rosone, Foggia, 1998, p.185.<\/span><strong><sup><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Verdana\">7 <\/span><\/sup><\/strong><span style=\"font-size: 8pt; font-family: Verdana\">BRACCA, cit. p.303, fa una descrizione confusa; A. JOSSA,Deliceto, notizie storiche, S. Agata di P. 1972, pp. 303-304, vi vedrebbe lo stemma dei Bartirotti. Lo stemma dei Filomarino \u00e8 riportato da S. MANZELLA, Descrittione del Regno di Napoli, ecc., Cappello, Napoli, 1601, p.629-630.<\/span><strong><sup><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Verdana\">8 <\/span><\/sup><\/strong><span style=\"font-size: 8pt; font-family: Verdana\">T.NARDELLA,La Capitanata in una relazione per visita canonica di fine Seicento, in &#8220;Rassegna di Studi Dauni&#8221;, Gen-Giu 1976, p.96.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un contributo per l&#8217;organo della chiesa di S. 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